Pizza di Pasqua Abruzzese, che ogni regione abbia la sua

Non è da me mettermi a spiegarvi cosa sia la Pasqua.

Diciamo che parlare di questo non è cosa che mi riesce particolarmente bene ^_^ quindi baipasserei  per dedicarmi a cose più pratiche come il mangiare e il bere; perché è cosa certa…il giorno di Pasqua a casa mia si mangia e si beve in abbondanza.

L’argomento principe è la Pizza di Pasqua (do per scontato che sia dolce ma ovviamente ne esistono varianti salate che guai a non accostarle al salame in genere, quello lardellato ha la prelazione in casa mia), che in questo periodo viene preparata un pò in tutte le regioni e che risulta una presenza piuttosto ingombrante se penso alla prima colazione pasquale.

Queste pagnotte sia dolci che salate, rappresentano una sorta di pane sacro (o almeno io lo vedo così) che per celebrare la festività, si lascia arricchire con altri ingredienti diventando con certezza una roba non proprio leggera ^_^.  A Pasqua però tutto è permesso no?!?!?

Paese che vai, Pizza di Pasqua che trovi…..cambia la forma, cambia il nome ma la sostanza resta sempre la stessa.

 

Vorrei però confrontarmi con voi in merito a questo, siete pregati quindi di lasciare un commento che parli della vostra PIZZA DI PASQUA, ne sarei immensamente felice…e tu  Manu credo che sarai la prima. Sarebbe bello confrontarci direttamente, in modo da fare due chiacchiere e conoscere le abitudini culinarie di ciascuna delle nostre regioni…che dite?!?!? Vi va?

 

Io intanto metto su la mia lista che spero mi faccia onore ^_^…..aahahhahah.

Volendo partire dalla TOSCANA, è il caso di menzionare la Schiacciata di Pasqua che nel mio caso profuma di anice, ma posso trovare anche la Panina che si preparata scegliendo tra due versioni, con l’ aggiunta di zafferano e uvetta (Panina gialla) o con l’ aggiunta del lardo, in entrambi i casi, uova sode e salame, regnano sovrani come principali accompagnatori (Maddalena infatti la prepara sempre, vero amica?).

Se mi sposto nelle MARCHE trovo la Crescia di formaggio ovvero la Crescia Brusca, Rossella potrebbe darmi le conferme che cerco, è comunque una pagnotta arricchita con un formaggio piuttosto saporito.

In UMBRIA ho la Pizza ricresciuta e la Pizza ternana, sempre una variante dolce e una salata al formaggio (ve l’ ho detto che gira e rigira sempre delle stesse ricette si parla).

Andando verso sud, nel LAZIO (e qui Barbara potrebbe aiutarmi, così come potrebbe farlo Elvira) nomino la Pizza di Pasqua della Tuscia che se dolce, profuma di cannella e se salata, non può che vantare tra gli ingredienti il Pecorino Romano DOP.

In ABRUZZO, oltre alla ricetta che sto per regalarvi, ovvero la Pizza di Pasqua Dolce (la mia versione è quella che prevede la glassa zuccherina con un tripudio di chicchi colorati), troviamo anche la Caciata (dico bene Laura ? Tu corri in mio aiuto quando si parla della tua amata regione, capito?) che dovrebbe essere la versione salata al formaggio.

Se dico CAMPANIA non posso non nominare il Casatiello che per i campani rappresenta  il Dio indiscusso della Pasqua. E’ senza dubbio la più ricca di tutte le Pizze già nominate fin’ ora; si prepara la pagnotta arricchendola con sugna, formaggio, uova, salame e ciccioli; anche in questo caso ne esiste una variante dolce.

Scendo in PUGLIA e vi parlo della Scarcella (che tra le altre cose, ne ho pronta una versione che ho fatto mia, che presto spero di lasciarvi sul blog ma che già da adesso potete trovare sul mensile FiorFiore In Cucina Coop), nome che può essere associato anche ad una versione di “dolce” non lievitato e più simile ad una pasta biscotto; è sicuramente una ciambella dolce semplice, ma ricca se consideriamo le decorazioni.

Tocco anche la SICILIA e vi dico Cuddura, simile alla Scarcella Pugliese di pasta frolla. E’ anche lui un dolce fatto con pasta biscotto arricchito con uova intere e decori in genere.

Torno al centro e andando verso nord arrivo in EMILIA ROMAGNA, qui trovo la Pagnotta Romagnola dolce di Sarsina che comunque vanta le stesse caratteristiche di tutte le sorelle pagnotte già elencate.

Per la LIGURIA  serve ricordarvi la storia dei 33 strati di sfoglia sovrapposti, tanti quanti gli anni di Cristo!??!? Sto parlando della Torta Pasqualina che credo non abbia bisogno di presentazioni.

 

 

Adesso non so voi, ma a me è venuta una gran voglia di impastare e partirei proprio dalla ricetta di oggi ovvero la PIZZA DI PASQUA ABRUZZESE (versione dolce che trovate anche sul mensile FiorFiore In Cucina Coop), ho scelto questa regione perché a livello culinario sento qualcosa di forte che mi lega a lei.

Non è la prima volta che mi ritrovo a cucinare dei piatti di origine Abruzzese e con probabilità certa, questo non sarà di certo l’ ultimo.

Ultimo dettaglio…il lievitato di oggi è stato preparato con il lievito madre ma state sereni perché potrete arrangiarvi anche con il solito lievito di birra..va bene?!?!

Pizza di Pasqua Abruzzese, che ogni regione abbia la sua

Serving Size: per due pizze - stampi da 500g

Ingredients

  • 110ml di latte
  • 150g di lievito madre (o 12 g di lievito di birra)
  • 500g di Manitoba
  • 150 g di zucchero semolato
  • 4 uova temperatura ambiente (tuorli e albumi separati)
  • 85g di strutto
  • 25ml di Liquore Sassolino
  • la scorza di 1 limoneto trattato
  • 2g di cannella
  • ½ cucchiaino di semini di anice
  • i semi di 1 baccello di vaniglia
  • 3g di sale
  • per la finitura:
  • 1 cucchiaino di succo di limone
  • 280 g di zucchero a velo
  • 2 albumi (70g circa)
  • zuccherini colorati q.b.

Instructions

  1. Separate i tuorli dagli albumi e lasciate da parte.
  2. Nella ciotola dell’ impastatrice, utilizzando il gancio ad uncino, unite il latte e il lievito e aiutandovi con le mani, lasciatelo sciogliere completamente; unite poi la farina, lo zucchero, gli albumi, il liquore, le scorze degli agrumi, la cannella e i semi del baccello di vaniglia; iniziate ad impastare e una volta che l’ impasto prende corpo uniteli sale e i tuorli uno alla volta. Incordate l’ impasto e poi poco alla volta incorporate lo strutto. Incordate ancora.
  3. L’impasto risulterà molto morbido ma è normale che sia così.
  4. Passate l’ impasto su un piano di lavoro pulito e con le mani leggermente unte, cercate di dare una serie di pieghe a tre, poi formate una sorta di palla e adagiatela in un recipiente capiente unto con la chiusura verso il basso; coprite con della pellicola per alimenti.
  5. Lasciate lievitare fino al raddoppio lasciando il recipiente in un luogo caldo e lontano da correnti d’ aria, il forno spento con la luce accesa sarà perfetto.
  6. Al termine della prima lievitazione, ungete un piano di lavoro pulito e fate lo stesso anche con le vostre mani; rovesciate l’ impasto sul piano, spezzatelo in due parti uguali e date una serie di pieghe a tre, poi pirlate (date la forma di una palla) e adagiate direttamente nello stampo* con la chiusura rivolta verso il basso.
  7. Lasciate lievitare in forno spento, coperto, fino a quando non raggiunge il bordo dello stampo (io ho lasciato lievitare per tutta la notte).
  8. Preriscaldate il forno a 180 °C e infornate mettendo le Pizze sul ripiano più basso del forno, prima di chiudere lo sportello però versate sul fondo del forno poca acqua (un bicchiere sarà sufficiente), servirà a formare vapore; fate cuocere per 45 minuti circa. La Pizza dovrà risultare bella dorata in superficie.
  9. Sfornate e lasciate raffreddare; nel frattempo mescolate lo zucchero con gli albumi e il succo del limone, otterrete una glassa che andrete a versare sulla superficie di ciascuna Pizza di Pasqua; distribuite gli zuccherini sopra e lasciate indurire completamente prima di tagliare.
  10. *se lo stampo sarà di alluminio, sarà necessario ungerlo ed infarinarlo (anche la carta da forno andrà benissimo); se invece userete i pirottini ci carta, tipici dei panettoni, allora non sarà necessario.
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Gabila Gerardi

Gabila Gerardi

2 Comments

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    Laura

    Aprile 13, 2019

    Oggi cerco di battere sul tempo Manù e tento di arrivare prima!Ho amato questo post prima che vedesse la luce e al primo morso di Giuditta!Io cara mia sfrutto la tua passione per l’Abruzzo e ti dico che oggi si è tutto incordato 😀 come si doveva incordare, speriamo che sto benedetto ‘palloncino’ di gonfi a dovere 😉 Presto ti farò vedere 🙂 Intanto ti dico che l’Abruzzo forte e gentile ti adotterebbe volentieri!

  2. Avatar
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    emanuela

    Aprile 13, 2019

    Ma dico io… Voi oggi mi fate cadere dalla sedia! Che io poi mi emoziono quando mi vedo nominata..
    Gabi che mi fai sti scherzetti…
    Comunque sì, sarebbe bellissimo far un po’ di ciarle regionali…
    Pure te Laurè.. <3 (è un cuoricino…) che mi hai battuta sul tempo.. 😉
    Allora, state pronte che io ho il mio solito sproloquio: la zona in cui abito è abbastanza anomala, perchè parla mezzo marchigiano e mezzo romagnolo, da me si fanno le lasagne e non i vincisgrassi, e la diatriba piada sfogliata o no, da me si risolve con il "crostolo", che se ti sposti nell'Urbinate diventa "crescia sfogliata"… Quindi c'ho il mio bel daffare nello spiegare dove vivo e che me magno a livello di tradizione.
    Però anche qui si fa la crescia di Pasqua e, bravissima Gabi, quella salata al formaggio si chiama proprio crescia brusca (quella dolce che prevede all'interno uvetta e noci è più natalizia, per lo meno da me,anche se ora si fa pure a Pasqua (dice madre che è spiaggiata sul divano;-)))… Gli ingredienti prevedevano semplicemente farina, uova, lievito, pecorino (qui il parmigiano una volta non c'era e si adoperava il formaggio di pecora stagionato) ed il pepe; la preparazione era ovviamente lunga e fatta di attese, ma io credo che quando si infornavano quelle bellissime creature la casa si riempiva di un profumo meraviglioso.
    A casa mia (della Manù) la crescia non si è fatta quasi mai, ma son sempre venute zie varie ed eventuali che a sopperire alla mancanza… questo perchè nonna da piccola, nella sua numerosa famiglia, non aveva la mansione di stare in casa, bensì quella di accudire gli animali e portare le bestie al pascolo, e quindi non ha appreso queste preparazioni lunghe ed elaborate; poi a 17 anni è andata via di casa e si è trasferita a Milano e ha decisamente cambiato vita, almeno per un po' di tempo. Quando poi è ritornata nel suo paese d'origine, si è sempre affidata alle sue sorelle, che ancora forti delle tradizioni, molto volentieri le donavano queste bontà… Così come le uova fresche che venivano benedette la mattina del Sabato Santo (era sempre la zia Netta a dare le uova e la crescia, o la zia Mafalda …)…
    Questo però non significa che non si possano iniziare delle tradizioni ex-novo e che quindi io, me medesima mederrima, non mi metta a impastare e sfornare anche e soprattutto in ricordo di quelle persone che hanno portato la tradizione fino a qui…Giusto?
    Bene, ora che ho fatto il mio sermone, vado a lavare i piatti ehehe…
    Grazie mille amica.. <3
    buon lavoro…e grazie per averla condivisa anche qui la ricetta,perchè io, nel mio piccolissimo buco di paese una coop non ce l'ho… <3 <3 <3
    Buon sabato.
    Manù

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